Della fusione e di altri demoni: le posizioni sulla questione Guardia Piemontese/Acquappesa
Sulla pagina Facebook di questo blog si è aperta un’accesa discussione riguardo l’opportunità o meno di unire i Comuni di Guardia Piemontese e di Acquappesa, in modo da creare un unico Comune. La proposta, avanzata diverse volte nell’arco degli anni, recentemente è passata alle cronache locali per via della Lettera Aperta scritta da Rodolfo Trotta e destinata alle autorità competenti. Nella lettera si elencano i motivi per cui la fusione fra i due comuni sia cosa buona e giusta: in primis le Terme Luigiane, che da sempre (perlomeno dalla loro spartizione fra Guardia e Acquappesa) sono fonte di preoccupazione e di litigi fra le due comunità e la S.A.TE.CA (il gestore dell’impianto). La lettera in questione è stata presa sul serio dagli amministratori acquappesani, tanto da portare l’oggetto della discussione in consiglio comunale, come ordine del giorno. In un report del consiglio fatto da Mario Senatore, consigliere comunale di Acquappesa, si legge: “Per quanto riguarda la fusione dei comuni, il consiglio comunale di Acquappesa, si è dimostrato favorevole (all’unanimità) a discutere della questione in oggetto con l’amministrazione di Guardia Piemontese. Pertanto si è deciso che verranno invitati gli amministratori di Guardia Piemontese a convocare un consiglio comunale congiunto per discutere di tale argomento“.
Questo è il resoconto del passato rencente, ora veniamo al presente.
Sostanzialmente a riguardo ci sono 3 posizioni differenti: i possibilisti, i non possibilisti per motivi economici e i non possibilisti per motivi culturali.
I primi, i possibilisti, dicono che una fusione del genere possa solo giovare alle casse comunali, in un momento di austerity come questo un risparmio di spese pubblica locale non farebbe di certo male; ci sarebbe un solo segretario comunale, un solo sindaco, meno consiglieri ecc. Senza dimenticare l’unione di intenti (forzata a questo punto) riguardo la questione termale; forse si riuscirebbe ad “aggiustare” una volta per tutte la situazione con la S.A.TE.CA.
La seconda posizione, “i non possibilisti per motivi economici”, invece dicono che all’apparente risparmio di spesa si contrapponga un evidente bisogno di liquidità da parte del Comune di Acquappesa. Infatti sembra che, per usare un termine in gran voga, il Comune sia a rischio default e l’unico modo per scongiurare questa ipotesi è fondersi a Guardia, in modo da prendere gli incentivi statali destinati ai comuni che fanno questa scelta e i soldi che attraverso la regione arrivano a Guardia per via della sua minoranza lingustica occitana. Per par condicio va detto che anche il Comune di Guardia non naviga in buone acque.
La terza posizione, “i non possibilisti per motivi culturali”, invece sostengono che un’eventuale unione mini seriamente la vitalità della cultura Occitana; cioè che spostando il centro del potere ad Acquappesa (perché tra i due è il comune con più abitanti) le attenzioni che si hanno ora nei confronti della minoranza linguistica occitana presente a Guardia Piemontese andrebbero a scomparire. Domenico Iacovo presidente dell’associazione culturale “Guardia D’oc” dice “Metti una goccia di inchiostro nero in un litro di acqua e si vede poco, ma si vede, mettilo in 5 litri d’acqua e non si vede più“.
I più maliziosi riguardo a quest’ultima posizione dicono che in realtà il problema non è la cultura D’Oc, ma la perdita di potere che i politici guardioli (di Guardia Paese) subirebbero dall’eventuale fusione; lo ripeto, demograficamente gli acquappesani sono di più. Di fatti anche nelle ultime elezioni amministrative di Guardia Piemontese la schiera di candidati “guardioli” era piuttosto folta.
Io un’opinione in merito ancora non me la sono fatta, ma delle cose le voglio dire: “Trovo ingiusto che la cultura debba andare a mescolarsi con manovre politiche ed economiche che con il passare del tempo vanno a dissolvere tutto ciò che rappresenta le fondamenta di una cultura e di un popolo con una storia” questa frase è stata estrapolata dalla discussione su Facebook, non vi sembra che sia esagerata come posizione? perché la mescolanza di culture dovrebbe essere dannosa per storia di Guardia Paese? e poi, si parla di culture; ma siamo sicuri che Guardia, Acquappesa, Fuscaldo ecc. abbiano origini diverse? sono almeno 600 anni che i paesi della costa calabra dividono sfortune e fortune e si mescolano “geneticamente”; non penso che abbia senso parla in questi termini.
Altro discorso è quello economico, di questo non parlo perché non ho tutti i dati in mano; mentre il comune di Acquappesa ha il bilancio pubblicato quello di Guardia Piemontese no, sul sito c’è scritto da almeno 8 mesi che “i dati verranno pubblicati entro 48 ore“. E poi anche avendo i dati, bisognerebbe fare un discorso di più ampio respiro. Una cosa è certa, è vero che l’Italia è una nazione a forte vocazione comunale (vedi le guerre del XII secolo fra i liberi comuni e l’Impero), ma ha senso nella situazione attuale avere 100 comuni da 1000 abitanti l’uno che invece di cooperare si fanno la guerra? D’altro canto se l’eventuale fusione avvantaggia solo uno dei due comuni, è bene che non si faccia.
Per finire faccio io una proposta: ma invece della fusione, non possiamo discutere sul costruire un consorzio turistico efficiente che riguardi tutta la “riviera dei cedri”? so che ci sono delle unioni formali, come quella fra Cetraro ed Acquappesa, ma sembrano solo un proforma e nient’altro, e quindi difficilmente sarebbero utili per rivitalizzare l’economia locale.




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