La retorica del “Vostro” versus “Nostro” che fa venire i brividi.

Lunedì, a Milano. Sto lavorando e intercetto un commento di Francesco Cristaldi che inizia con “stamattina ho fatto una bella passeggiata, dopo un bel caffè, sono salito al promontorio da San Francesco, osservando lo spettacolare panorama sia lato Guardia e sia lato Scoglio, mi sono messo a filosofeggiare mentre fumavo e guardavo ma poi quando mi sono girato dal lato…” La mia mente fugge direttamente lì, proprio su quel promontorio, dove davanti a sé incontra solo la linea dell’orizzonte. Tutto il resto l’ho dimenticato: le mail da mandare, i conti da fare, i problemi e le discussioni da affrontare, il lunedi.

Penso a quanto adoro quel posto, mi sorprendo di quanto un luogo sia capace di restituirti energia. Penso a quanto per me siano quasi terapeutici la Calabria e i suoi paesaggi.

Sono ormai più di cinque anni che sento la Calabria come Casa mia, la preferisco spesso alla mia vera casa, quella che mi ha dato i natali. Perché Casa – nella mia visione agée e pascoliana – è quel luogo dove fare ritorno, perché lì ti senti protetto e affrancato da tutti i pensieri, i problemi, le paure che ti prendono quando sei altrove. Quando da otto anni vivi in case condivise, quando da un anno hai i tuoi ricordi sparsi negli scatoloni tra Bologna, Pescara, Civitanova Marche e Milano.

Ogni volta che mi trovo a Casa, in Calabria, sul punto di ripartire, mi assale la voglia, anzi il bisogno di restare. E, sempre, i miei sogni tornano su quel promontorio, che mi piacerebbe accudire per restituirgli un po’ di quell’energia che lui dona a me, incondizionatamente.

Ecco, vedete, mi sono messa a filosofeggiare anche io. La Calabria è davvero un’idea romantica, come spesso mi sento dire?
Dati i fatti, sì. In Calabria puoi sognare, in Calabria puoi sognare di ritornare, un giorno. Ma sai che non lo farai mai. Il perché si spiega quando ti giri dal lato del Palmentello…
quando mi sono girato dal lato Palmentello ho esclamato “arrasusia!” (per dirla alla cosentina!). Volevo farci un post ma me lo risparmio perchè sarebbe uguale a questo dell’anno scorso. Che peccato!” Questo è il post a cui si riferisce Francesco.

Ma io ho un altro motivo che non mi lascia tornare. Ed è questo (la diversa dimensione delle immagini è dovuta alla lunghezza dell’ultimo commento):

 

 

 

(la discussione per intero è visibile qui)

La retorica del “Vostro” versus “Nostro”. Mi fa venire i brividi.

Il succo è che se non sei nato in un posto devi star zitto, non sono affari tuoi. Non puoi fare proposte, non puoi annotare pensieri, perché non ci sei nato e quindi “che ne sai?”.

Mi sarebbe piaciuto raccontare ad Alessandro di quante volte abbiamo pensato di restituire al promonotorio di San Francesco la cura che merita. E di quante volte abbiamo pensato di lasciare tutto, per farlo. E di quante volte abbiamo desistito perché ci sentivamo soli. E da soli, si ha più paura di cambiare. Perché potrebbe succedere, come questi commenti mi lasciano intuire, di ritrovarsi isolati e ostacolati proprio da chi, come te, ama lo stesso posto.

Volevo raccontartelo Alessandro, ma poi ho pensato. “Io che ne so, che ne so di Acquappesa che non sono nemmeno nata a Guardia”. Allora, l’ho detto qua, perché qua mi sento a Casa.

 

[Non sono ben fatte, ma sono la mia Calabria Romantica.]

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Sara Mantenuto

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